IL TEATRO IN CUCINA: I PIATTI DELLA TRADIZIONE PARTENOPEA DIVENTANO PROTAGONISTI

06.12.2010 11:55

Da sempre nella lunga storia dello spettacolo c’è stato un forte connubio tra cibo e teatro. Infatti già durante l’epoca romana le manifestazioni teatrali avvenivano di continuo durante particolari feste: ora religiose, ora profane, ora dinastiche, ora orgiastiche, fino a giungere all’era umanistica-rinascimentale ove il teatro era associato alla festa carnascialesca o ad una rappresentazione di regime e potere (stiamo parlando del teatro cortigiano diffusosi in tutte le Corti degli Stati Italiani, e trattasi di uno spettacolo allestito per volere del principe, il quale durante l’esibizione di danze e musiche predisponeva in una sala della sua corte un lauto ricevimento, come documentazione esemplare del proprio potere). Quindi lo spettacolo fin dalla notte dei tempi è stato affiancato a ricchi e abbondanti banchetti. Eduardo De Filippo nelle sue opere fa sì che il cibo diventi parte integrante della sua scenografia. Eduardo rispettava molto la cucina, amava cucinare e, trasferì questa sua passione per l’arte culinaria nella sua drammaturgia.

Sono molte le scene dedicate al pranzo, e i suoi medesimi personaggi si dilettano a dare spiegazioni sulla preparazione delle pietanze, sulle varie ricette, fanno interessanti citazioni gastronomiche… per cui in Eduardo il pranzo è una topica costante e gioca un ruolo fondamentale, ossia il pranzo costituisce <<l’incontro, il confronto e lo scontro in famiglia, è il momento in cui tutti i membri di una famiglia si ritrovano e si riuniscono ed affrontano i loro disagi, i loro contrasti, la solitudine, l’incomunicabilità e i rancori>> (Tina Marasca in Storia del teatro tra ‘800 e ‘900, Edipress sas, 2006). Quindi nel teatro eduardiano vengono messi a nudo vecchie ipocrisie che si riscontrano negli ambienti familiari e nei vari rapporti sociali, perciò i rituali della famiglia diventano poi rituali di morte, specie nel momento culminante del pranzo. << Ma il cibo serve anche a scandire le varie fasi della giornata di un uomo e quindi il ripetersi del ciclo biologico della vita di un uomo: la colazione, la pausa per un caffè, la cena, ecc>>(Tina Marasca).(fonte:  http://www.portanapoli.com/Ita/Teatro/cucina-eduardo.html

Questa premessa mi da l’opportunità di parlare del Il Teatro In Cucina un progetto ideato e scritto da Rosi Padovani e prodotto dall’Associazione culturale “Loro di Napoli”. Una forma teatrale del tutto innovativa che si propone di insegnare dal vivo le ricette di alcune pietanze della tradizione partenopea, interagendo con il pubblico apprendista presente  in sala, che può all’occorrenza intervire sulla scena. La scenografia di questo originale e innovativo progetto prevede una cucina con due fuochi ed un banco di lavoro al centro della scena e alla prima rappresentazione tenutosi all’Istituto Colosimo il pubblico presente in sala era entusiasta. Cucina e storie di vita quotidiana che si intrecciano, personaggi che si incontrano e si scontrano, mentre in scena i protagonisti continuano a cucinare sapientemente le ottime ricette della tradizione partenopea che ha antichissime radici storiche che risalgono al periodo greco-romano, e si è arricchita nei secoli con l'influsso delle differenti culture che si sono susseguite durante le varie dominazioni della città e del territorio circostante. In programma la prima triologia: La Genovese;  Il Ragù;  Il Sartù di Riso.  La Genovese è stata la prima rappresentazione con una recitazione di gusto superlativa. La salsa genovese (a' genuvese come la chiamiamo a Napoli) è un vanto della cucina napoletana, la cipolla è l’ingrediente base,  la carne di manzo, sdedano, carote olio extra vergine di oliva, vino bianco e pomodorini.  L’origine del nome di questo piatto, anche se la più accreditata la fa risalire ad alcune osterie insediatesi nell’area del porto di Napoli nel periodo aragonese (XV secolo) e gestite appunto da cuochi provenienti da Genova, i quali erano soliti cucinare la carne in modo da ricavarne una salsa utile poi per condire la pasta.

Tipico piatto della tradizione napoletana, viene menzionato da Ippolito Cavalcanti , duca di Buonvicino, nobile napoletano con l’hobby della cucina, nella sua opera “Cucina teorico pratica” pubblicata nel 1837; ma ancor prima è Vincenzo Corrado, che ne parla nella sua opera “Cucina Napoletana” nella prima edizione del 1832. Alla fine della rappresentazione tutti a tavola per gustare il “protagonista” della serata.

Per conoscere le altre rappresentazioni collegatevi al sito  http://www.lorodinapoli.org/

 

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